p 428 .

Paragrafo 3 . L'esistenzialismo.

     
Introduzione.

Il  29 ottobre 1945 Jean-Paul Sartre pronunzia la sua conferenza forse
pi celebre, L'existentialisme est un humanisme [L'esistenzialismo  
un  umanismo]. In questa occasione egli non solo fa propria, ma anche
difende,  la  definizione di esistenzialismo, che fino a quel  momento
non  aveva  accettato riferita alla propria filosofia,  anche  se  era
comunemente utilizzata per indicare il suo pensiero.
     Esistenzialismo     un  termine  che  rimanda   direttamente   a
Heidegger  e al suo Esserci; ma anche alla filosofia di Kierkegaard,
alla  sua  attenzione  per l'individuo e per  l'esistenza  umana  come
possibilit; e infine a Dostoevskij che,
     
     p 429 .
     
     con  la  sua  affermazione Se Dio non esiste tutto   permesso,
indica  l'effettiva  situazione in cui l'uomo si  trova  abbandonato
nella propria esistenza.(33)
     In  quella  stessa  conferenza Sartre  evidenzia  alcuni  aspetti
problematici  legati  al termine esistenzialismo: l'esistenzialismo  
diventato  una  moda,  per cui si abusa di questa  parola  facendole
perdere  ogni  significato(34); inoltre, anche in campo  rigorosamente
filosofico, non si pu parlare di esistenzialismo come di una corrente
unica  di pensiero, ma bisogna distinguere almeno due scuole: quella
degli esistenzialisti cristiani come Gabriel Marcel e Karl Jaspers,  e
quella   degli  esistenzialisti  atei  come  Heidegger  e  lo   stesso
Sartre.(35)
     Ma  Heidegger  e  Jaspers  non accettano  questa  distinzione,  e
vogliono accentuare la loro differenza dal movimento esistenzialista e
da  Sartre.  Heidegger, come abbiamo visto, sottolinea che l'esistenza
dell'Esserci non ha lo stesso significato che al termine  dato  dalla
metafisica  (cio determinazione dell'Essere), bens  quello  di  e-
sistenza,  cio e-statico stare-dentro nella verit dell'Essere;(36)
pertanto   egli   non   pu  accettare  per  s  la   definizione   di
esistenzialista  che  lo  accomuna con chi nell'esistenza  continua  a
vedere ancora una determinazione (l'unica determinazione) dell'Essere.
Dal  canto  suo Jaspers, anche sulla scorta del pensiero di Heidegger,
insiste  - come vedremo fra poco - sull'esistenza come apertura  alla
trascendenza   e  preferisce  definire  il  proprio   pensiero   come
filosofia dell'esistenza (Existenzphilosophie).

Karl Jaspers.
     
Cogliere la realt nella sua dimensione originaria e percepirla nello
stesso  modo  in  cui riesco a cogliere me stesso, pensando,  nel  mio
agire  interiore.  Questo  - per Karl Jaspers -  il  compito  della
filosofia che per qualche tempo  stato dimenticato.(37)
     Con  queste  parole Jaspers affida alla filosofia il  compito  di
costituire  un ponte fra la realt dell'agire individuale dell'uomo  e
la  realt  trascendente della dimensione originaria: il pensiero  pu
cogliere  e  percepire nello stesso modo la dimensione  originaria
della realt e l'agire interiore dell'individuo.
     Per  assolvere a questo compito la filosofia deve distinguere fra
intelletto   (Verstand)  e  ragione  (Vernunft).  E'  una  distinzione
tutt'altro  che  nuova nella filosofia occidentale, e  in  particolare
tedesca:  richiama  immediatamente  alla  memoria  quella  operata  da
Kant.(38) Come per Kant, anche per Jaspers l'intelletto  lo strumento
della scienza che consente a un soggetto certo di conoscere
     
     p 430 .
     
     un  oggetto altrettanto certo. Ma la ragione - che per Kant porta
l'uomo  nel  regno  dell'Essere, e gli consente  di  postulare  (porre
leggi)  riguardo  alla realt trascendente di Dio e dell'anima  -  per
Jaspers,  attraverso  il  superamento dell'oggetto,  porta  l'uomo  di
fronte al Nulla.
     Si   tratta  dello  stesso  Nulla  di  cui  parla  Heidegger,  di
quell'orizzonte  ontologicamente differente dagli  enti  che    Nulla
rispetto  ad  essi, ma che  - al tempo stesso - la  dimensione  della
verit dell'Essere.
     Jaspers  non  rifiuta  la conoscenza fornita dall'intelletto,  ma
invoca  il continuo ricorso alla ragione per mettere in discussione  e
rendere    costantemente    problematica    la    realt    conosciuta
dall'intelletto e che tende a fissarsi in schemi determinati.(39) La
ragione  ha  il  compito di aprire l'Esserci e  mantenerlo  aperto  al
trascendente,  dal  momento che mostra l'incapacit dell'intelletto  a
rendere ragione del fondamento dell'uomo.
     Il  fondamento dell'uomo, la dimensione originaria, occupa  uno
spazio che  precluso alla conoscenza scientifica. Questo spazio della
realt  viene  messo  in luce dalla ragione,  ed    lo  spazio  della
trascendenza.   Jaspers   lo   definisce  come   abbracciante   (das
Umgreifende).
     
L'Essere dell'abbracciante.
     
L'Essere  (la trascendenza)  lo spazio vastissimo dell'abbracciante,
da  cui  si muove incontro a noi ci che di volta in volta per  noi  
essere(40).
     Per  Jaspers    necessario partire da  quella  che  egli  chiama
esperienza  fondamentale:  Nessun  essere  conosciuto     l'Essere
stesso(41).  In  tutta  la storia della filosofia  occidentale  si  
assistito di fatto a una continua ripetizione di quanto  accaduto  in
origine con i fisici ionici, cio alla identificazione dell'Essere con
una  forma o un modo di essere: Il pensare l'Essere, ad esempio, come
la  materia, l'energia, lo spirito, la vita, eccetera, tutte categorie
che  sono  state  sperimentate, alla fine  mi  dimostra  che  ho  reso
assoluto un modo di un determinato essere, modo che si presenta  nella
totalit dell'essere, come se fosse l'Essere stesso(42).
     La   conoscenza   data  dall'intelletto  si  svolge   all'interno
dell'orizzonte dell'essere determinato (degli enti); questo  orizzonte
-  come  quello  cantato da Leopardi - ci rinchiude e  ci  toglie  la
visuale,  e  quindi ci spingiamo continuamente al di l di  esso;  ma
ogni  volta si presenta davanti a noi un nuovo orizzonte: tutto quello
che  incontriamo  di  nuovo, al di l di ogni  orizzonte,  ci  si  fa
incontro  di volta in volta come essere determinato.(43)  L'Essere  
sempre oltre l'orizzonte:  l'infinito in cui naufraga il pensiero  di
Leopardi.
     Ma,  mentre  per  Leopardi e per Heidegger l'infinito  Nulla  che
costituisce  l'Essere  come in attesa dell'uomo che ad esso  si  apre
attraverso l'esistenza,
     
     p 431 .
     
     per   Jaspers  l'Essere  ci  viene  incontro,  ci  abbraccia,   
l'abbracciante.  Ma  non si rende mai visibile, perch  visibili  sono
solo  gli  enti: L'abbracciante  ci che sempre soltanto si annuncia
negli oggetti che ci sono presenti, ma che mai diventa oggetto(44).
     La  conoscenza  dell'intelletto ci costringe a  rendere  oggetto
determinato ci che vogliamo conoscere, ma la nostra ragione ci  apre
al  trascendente  con  un salto verso esso.  La  filosofia  consente
questo  salto, che si concretizza nell'insoddisfazione per ogni  forma
di conoscenza dell'essere determinato (degli oggetti) e nella scoperta
che  ciascuno  di  noi  ha  in  s  il  fondamento  per  cogliere   la
trascendenza dell'abbracciante.(45)
     Infatti,  l'essenza dell'uomo non consiste gi  in  un  fisso  e
stabile ideale, ma consiste invece nel suo illimitato compito, il  cui
adempimento lo porta a raggiungere l'origine, dalla quale deriva  e  a
cui  ritorna. Tantomemo l'essenza dell'uomo non  racchiusa in ci che
si  pu conoscere di lui antropologicamente, in quanto lo si consideri
un  essere vivente in questo mondo. Essa non si esaurisce neppure  nel
suo  esserci,  nella sua coscienza e nel suo spirito. L'uomo    tutto
questo  insieme, e viene meno o deperisce se uno di questi modi  della
sua essenza viene a cessare(46).
     L'essenza  dell'uomo  entrare nella vastit e  nella  profondit
dello  spazio  dell'abbracciante; ma una volta all'interno  di  quello
spazio  si  aprono per l'uomo due possibilit: perdersi  nel  Nulla  o
trovare  se stesso. Dal naufragio nell'abbracciante l'uomo pu cercare
la  salvezza ancorandosi alla conoscenza certa degli oggetti (e questo
significa    il   vero   perdersi   nel   Nulla),   oppure   aprendosi
all'accettazione illimitata della trascendenza.(47)
     
Verit.
     
La filosofia, nel momento in cui cerca di cogliere la realt nella sua
dimensione  originaria,  ricerca della Verit: la Verit  dell'Essere
nella  sua trascendenza, la Verit dell'abbracciante che sfugge dietro
ogni nuovo orizzonte.
     Cos  come  l'Essere che ci viene incontro e  si  rende  visibile
negli oggetti che sono solo modi dell'Essere, la verit delle nostre
conoscenze  un modo della Verit. La filosofia  stata un  continuo
oscillare tra l'asserzione di una Verit assoluta e il dubbio su ogni
verit:  due  poli  accanto ai quali si colloca  l'uso  sofistico  e
opportunistico di verit apparenti.(48)
     
     p 432 .
     
     Di  fronte  a  questa situazione  lecito dubitare dell'esistenza
di una Verit in s.(49) L'analisi dei diversi modi in cui la Verit
si  presenta agli uomini, ed  da essi intesa, non consente di trovare
da  nessuna parte la Verit stessa:(50) tutti i modi della Verit  si
congiungono  nella realt del nostro esser-uomo, ma da questa  unione
non  scaturisce la conoscenza della Verit, perch essa  di pi della
somma  di tutte le nostre conoscenze con le loro relative verit.  Dal
carattere   unitario  del  nostro  esser-uomo  nasce  solo  l'esigenza
dell'unit   della  Verit  e  della sua conoscenza.  Questa  esigenza
spinge  a  una  continua ricerca, destinata comunque a  restare  senza
esito,  perch il contenuto della Verit nella sua totalit  e  unit
non  diviene mai accessibile, a noi che siamo esseri temporali, se non
in forma storica.(51)
     La  ragione,  al di l dei limiti dell'intelletto,  pu  guidarci
verso le regioni della Verit, in quella che Jaspers chiama atmosfera
della ragione e che trova espressione nelle poesie pi sublimi  e  in
una  filosofia  che non lasci pace, che non permetta  il  riposo  nel
sentimento e nemmeno nell'intelletto(52).
     Solo  in  quanto  restiamo  in movimento  e  vediamo  nuovamente
distrutta  ogni forma armonica di una verit in via di stabilizzazione
cos da dovere sempre continuare a cercare questa unit: questa   una
situazione fondamentale della nostra realt(53).
     
Realt.
     
L'uomo,  naufrago  nella  dimensione  trascendente  dell'abbracciante,
proiettato nella ricerca continua di una Verit che sempre gli sfugge,
esprime per - come abbiamo visto fin dall'inizio - un'esigenza ancora
pi profonda: egli vuol trovare la realt della dimensione originaria.
La  realt  che sottende l'abbracciante e la Verit: Ma il senso  del
nostro  impulso  filosofico  va oltre,  non  vogliamo  soltanto  delle
possibilit, ma la realt. A dire il vero, la filosofia   non  produce
nemmeno  la realt e non la dona a chi soffre per la sua mancanza.  Ma
colui  che  filosofa,  si  spinge di continuo,  pensando  con  la  sua
esistenza,  per  chiarire  la  realt  e  per  divenire  egli   stesso
reale(54).
     Ci  deve essere qualcosa che cresce nella luce della Verit:  la
domanda   conclusiva   del  filosofare  resta  quella   della   realt
stessa(55).
     In  ogni momento della nostra esistenza abbiamo a che fare con la
realt:  abbiamo  di  fronte  l'Esserci  degli  uomini,  i  corpi,  la
causalit  degli avvenimenti, gli atomi, l'energia, la natura  che  si
pu  dominare  con la tecnica, e cos via. Il reale  presente,  senza
problemi.
     Ma  questa realt non  soddisfacente. Voglio sapere ci  che  
veramente reale e mi metto sulla via del conoscere. Io voglio  essere:
non  voglio  soltanto  essere  una durata  vitale,  ma  voglio  essere
autenticamente  me  stesso,  voglio  l'eternit  e  percorro  la   via
dell'attivit costruttiva(56).
     
     p 433 .
     
     La  via  per  sapere ci che  veramente reale si sdoppia  in  un
bivio: la via della conoscenza e la via dell'azione.
     Sulla  prima  incontriamo i molteplici  modi  della  Verit,  una
gamma quasi infinita di possibilit di interpretazione della realt di
ogni  fatto  concreto. Per sottrarsi a questa ambiguit  e  relativit
l'unico modo di conoscenza del reale  quello - come diceva Vico -  di
costruirlo  noi  stessi:  Se si vuole con precisione  comprendere  un
fatto  concreto, lo si deve costruire(57). Questa via, come   ovvio,
preclude  tutta la realt che ci sta di fronte, al di l (ma anche  al
di qua) dell'orizzonte.
     Sulla  via  dell'azione possiamo andare oltre  la  nostra  durata
temporale:  possiamo costruire una realt che ci procuri  una  durata
ulteriore,  ad esempio attraverso la gloria per le nostre  opere.  Ma
anche   questa  realt  avr  la  sua  fine  assoluta  nel   silenzio
dell'universo(58).
     La  conclusione  di  Jaspers  che la realt  non  solo  non  pu
essere  agta  (fatta), ma nemmeno pensata. Tutto ci  che    pensato
rientra,  proprio perch  pensato, nell'ambito della possibilit.  Io
faccio  o penso ci che  possibile, ma la possibilit implica per  se
stessa  la  realt  e  la non realt. La realt  deve  sottrarsi  alla
possibilit, ma in questo modo si sottrae anche alla pensabilit.
     La  filosofia  -  per  Jaspers - non ha il compito  di  togliere
questa  impensabilit di ci che  autentico, ma  di  accentuarla.  Il
peso della realt deve diventare sensibile attraverso il naufragio del
pensiero(59).
     Tutta  la  riflessione di Jaspers ha un solo sbocco: la fede.  La
fede    il  naufragio del pensiero. Ma la fede non   necessariamente
fede religiosa: quella che a noi interessa  quella che Jaspers chiama
fede filosofica.

Il naufrago.
     
Come l'uomo di Heidegger  gettato nel mondo, cos l'uomo di Jaspers 
un  naufrago.  La  filosofia dell'esistenza offre una  via  d'uscita
dall'abbandono:  l'autenticit dell'esistenza.
     L'Essere  - nel pensiero dei due filosofi - si presenta  all'uomo
in  maniera diversa: per Heidegger illumina e accoglie chi ad esso  si
apre;  per  Jaspers  va incontro all'uomo, gli si manifesta  in  mille
modi che pretendono per di essere continuamente trascesi.
       Ma  in entrambi i casi la responsabilit dell'esistenza e della
sua   autenticit    nelle  mani  dell'uomo,  che,   come   sosteneva
Kierkegaard,  sceglie. Quello della scelta  l'impegno  esistenziale
dell'uomo e del suo agire.
     E  l'uomo    nella  verit  e nell'autenticit  dell'agire  solo
quando mantiene il proprio esistere aperto alla trascendenza.(60)
     
p 434 .

Jean-Paul Sartre.
     
Il  fumatore distratto, che ha fatto, per sbadataggine, esplodere una
polveriera,  non  ha  agito.  Invece,  l'operaio  incaricato  di  dare
dinamite  a una cava e che ha obbedito agli ordini che gli sono  stati
dati,  ha agito nel momento in cui ha provocato l'esplosione prevista:
egli  sapeva  veramente  ci  che faceva o,  se  si  preferisce,  egli
realizzava intenzionalmente un progetto cosciente(61).
     Queste  poche  righe  di  Sartre  possono  essere  sufficienti  a
mostrare quanto sul suo pensiero abbiano influito la fenomenologia  di
Husserl e la filosofia dell'esistenza di Heidegger e di Jaspers:  vi
riconosciamo   infatti  la  centralit  dell'azione,  l'intenzionalit
dell'agire e la capacit progettuale dell'uomo.
     
L'Essere e il Nulla.
     
Sartre  legge  il mondo degli oggetti, cio degli enti,  in  mezzo  ai
quali    gettato  l'uomo,  come la radura dell'Essere  di  cui  parla
Heidegger:  gli  oggetti  posti di fronte  all'uomo  sono  una  massa
d'Essere che l'uomo non pu annullare, nemmeno provvisoriamente. In
questo  senso  si  pu  dire  che  il mondo  degli  oggetti  trascende
l'uomo.(62)  Sartre definisce questa realt degli  oggetti,  priva  di
coscienza, con un termine hegeliano: Essere in s.
     Contrapposta  a essa sta la realt dell'uomo, che si caratterizza
come  coscienza. La coscienza - in quanto intenzionalit -  coscienza
di  qualcosa (dell'Essere in s) che non  coscienza. La realt  della
coscienza  detta da Sartre Essere per s.
     Contrariamente  a  quanto afferma l'idealismo,  questi  due  poli
della  realt  sono per Sartre irriducibili: gli oggetti  non  possono
diventare coscienza e, viceversa, la coscienza non pu trasformarsi in
oggetti.  Fra  Essere in s e Essere per s c' la  stessa  differenza
ontologica che Heidegger pone fra Essere e enti.
     La  coscienza, quindi, non pu mai coincidere con l'oggetto della
sua  intenzione;  pertanto  la  coscienza    sempre  incompiutezza  e
mancanza:  un muoversi verso, una esistenza, che sperimenta in s  il
Nulla. L'uomo non pu raggiungere e modificare l'Essere in s, ma pu
modificare  invece  i suoi rapporti con questo Essere,  pu  mettere
fuori  campo  un  particolare esistente, oppure pu porre  se  stesso
fuori campo attraverso questo esistente. In ogni caso il processo di
annullamento del rapporto non pu toccare l'Essere in s:  la  nicchia
di Nulla in cui rifugiarsi la coscienza deve ritagliarla in se stessa.
L'uomo  il Nulla gettato nel mondo dell'Essere in s.(63)
     
Libert e responsabilit.
     
A  questa possibilit della realt umana di produrre un nulla che  la
isoli, Descartes, dopo gli stoici, ha dato un nome: libert(64).
     
     p 435 .
     
     Sartre  ripropone  in  qualche modo  quanto  Heidegger  ha  detto
dell'Essere-per-la-morte: la finitezza dell'uomo  la condizione della
sua  libert.  La  libert non , quindi, una  qualit  dell'uomo,  un
attributo  della  sua  natura,  ma il  presupposto  della  sua  stessa
esistenza.  La libert umana precede l'essenza dell'uomo e  la  rende
possibile, l'essenza dell'essere umano  in sospeso nella sua libert.
[...]  L'uomo  non  affatto prima, per essere libero  dopo,  non  c'
affatto differenza fra l'essere dell'uomo e il suo essere libero(65).
     L'uomo,  essendo condannato a essere libero, porta il  peso  del
mondo tutto intero sulle spalle: egli  responsabile del mondo e di se
stesso(66).
     La  responsabilit  dell'uomo  totale, per tutto  quanto  accade
nel  mondo.  E  questa  responsabilit  non  pu  essere  intesa  come
accettazione passiva di circostanze accidentali: la responsabilit non
pu  essere  sminuita  in  alcun modo;  la conseguenza  logica  della
nostra  libert.  Non ci sono accidenti nella nostra  esistenza,  cos
come  non  ci  sono fatti disumani: le atrocit pi  grandi  nascono
dalla libert dell'uomo, sono frutto delle sue libere scelte.(67)
     
L'esistenza come impegno.
     
Nella  gi  ricordata conferenza sull'esistenzialismo,  tenuta  subito
dopo  la  fine della guerra, Sartre riprende tutti temi pi importanti
dell'Essere  e  il  Nulla - che era ormai considerato  il  manifesto
dell'esistenzialismo -, ma pone un particolare accento  sull'esistenza
come impegno.
     La  libert e la capacit progettuale dell'uomo fanno s che egli
si realizzi solo nell'agire, assumendosi tutte le responsabilit delle
proprie  scelte.  Nel  proprio agire l'uomo  non    mosso  da  alcuna
speranza  (in  un  al di l, in un mondo migliore, eccetera):  egli  
mosso  solo  dalla disperazione di trovarsi gettato e abbandonato  nel
mondo.  L'abbandono  va  di pari passo con  l'angoscia.  Quanto  alla
disperazione,  questa parola ha un senso estremamente  semplice.  Essa
vuol dire che noi ci limiteremo a fare assegnamento su ci che dipende
dalla  nostra  volont o sull'insieme di probabilit  che  rendono  la
nostra  azione possibile(68). La disperazione (mancanza di  speranza)
implica  che  ciascun individuo non pu contare che su se stesso,  sul
proprio progetto e sul proprio consapevole impegno nel realizzarlo.
     
     p 436 .
     
     Sartre,  che negli anni immediatamente successivi alla guerra  si
avvicina al Partito Comunista francese, si differenzia con forza dagli
aspetti  del  marxismo  che annullano l'individuo  in  una  dimensione
collettiva. I marxisti, ai quali ho parlato, mi rispondono: lei  pu,
nella  sua  azione,  che  sar, evidentemente, limitata  dalla  morte,
confidare nel concorso degli altri. Ci significa fare assegnamento da
un  lato  su quello che gli altri faranno altrove, in Cina, in Russia,
per  aiutarla, e dall'altro lato su quello che faranno pi tardi, dopo
la  sua  morte,  per  riprendere l'azione  e  portarla  verso  il  suo
compimento, che sar la rivoluzione. Lei deve contare anche su questo,
altrimenti  lei  non  morale. Io rispondo, prima di tutto,  che  far
sempre  assegnamento sui compagni di lotta, nella misura in cui questi
compagni  sono  impegnati  con  me in una  lotta  concreta  e  comune,
nell'unit  di un partito o di un raggruppamento che io posso,  pi  o
meno, controllare, nel quale io sia cio militante e del quale conosca
ad  ogni istante i movimenti. [...] Ma non posso fare assegnamento  su
uomini  che non conosco, fondandomi sulla bont umana o sull'interesse
dell'uomo  per il bene della societ, dato che l'uomo  libero  e  che
non c' natura umana su cui io possa fondarmi(69).
     
L'umanismo esistenzialista.
     
Questa  affermazione di Sartre sembra contraddittoria  con  il  titolo
della  conferenza:  come  si pu parlare di  umanismo  partendo  dalla
convinzione che non esiste natura umana?
     Sartre  propone una distinzione netta fra quello che egli  chiama
umanismo  classico e l'umanismo esistenzialista: mentre  il  primo
suppone  che  ci  sia  una  umanit che pu addirittura  essere  fatta
oggetto  di  culto,  e  chiude  l'uomo su  stesso,  in  una  forma  di
autoglorificazione;  il secondo, invece, vuol mantenere  costantemente
l'uomo in uno stato di apertura verso la trascendenza - non nel senso
che  si  d alla parola quando si dice che Dio  trascendente, ma  nel
senso  di  superamento(70): non nel rivolgersi verso se  stesso,  ma
sempre  cercando  fuori  di s uno scopo [...]  l'uomo  si  realizzer
precisamente come umano(71).

Trascendente.
     
Heidegger  polemizza con Sartre scrivendo la Lettera  sull'umanismo,
nella  quale  - come abbiamo gi accennato - sostiene che  Sartre  non
esce   dalla   concezione  metafisica  dell'esistenza  e  continua   a
intenderla  come  actualitas, realt in  contrapposizione  alla  mera
possibilit come idea(72). Le differenze fra

p 437 .

Sartre,  Heidegger e Jaspers, nonch fra ciascuno di essi  e  Husserl,
sono  evidenti e innegabili; ma  altrettanto evidente che, al  di  l
delle  differenze,  questi filosofi sono accomunati  dall'esigenza  di
trovare una nuova definizione del concetto di trascendenza.
     Il  concetto di trascendenza, da Platone in poi, ha indicato  una
realt che sovrasta l'uomo e che - nel suo essere al di sopra di  esso
- lo avvolge e lo racchiude, come la sfera purissima dell'ultimo cielo
racchiude  in s tutto l'universo. Il circolo  la figura  emblematica
della  metafisica: figura perfetta, democratica (tutti  i  punti  sono
equidistanti  dal  centro;  l'inizio  coincide  con  la  fine),  luogo
dell'eterno movimento, sempre uguale a se stesso come il correre delle
stagioni,  luogo dell'unit dei contrari (del giorno  e  della  notte,
della vita e della morte), A e W. Ma luogo inequivocabilmente chiuso.
     L'abbracciante  di Jaspers - che  il pi religioso  di  questi
filosofi - pu essere addotto come esempio della nuova trascendenza: 
un abbraccio che si ritrae sempre, che mai ci sfiora e mai riusciamo a
sfiorare,  e  che,  con il suo ritrarsi, ci costringe  a  un  continuo
movimento in avanti, a superarci continuamente, lasciandoci  al  tempo
stesso la libert di adagiarci nella quiete di certezze apparenti.
     Le  filosofie  dell'esistenza - come il pensiero di  Nietzsche  -
aprono  all'uomo  una  finestra  sull'infinito,  senza  fargli  alcuna
promessa  n  dargli  alcuna  speranza,  ma  cercando  di  restituirlo
interamente a se stesso.
